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giugno 13, 2017 No Comments

TORINO – Gianluigi Buffon, da oggi, è ufficialmente in vacanza. Il capitano della Juventus, però, rilancia la sua sfida per una o forse ancora due stagioni da protagonista. «Giocherò probabilmente ancora un anno e devo concentrarmi su questo – dice a Sky Sport24 -, poi prenderò un periodo di distacco, dopodiché vedrò quale strada intraprendere e per cosa svegliarsi la mattina».

È quel «probabilmente» che fa un certo effetto, anche perché Buffon – fino ad oggi – aveva sempre fatto intendere che la prossima, quella che porta a Russia 2018, sarebbe stata la sua ultima stagione. «Al 99,9% è l´ultimo anno. Con Agnelli però c´è un patto, una richiesta, che se dovesse accadere qualcosa di particolare si può rivedere tra un anno, Insomma. se dovessimo vincere la Champions potremmo pensare di proseguire per un anno per cercare di vincere altre due competizioni (Supercoppa europea e Mondiale per Club, ndr)».

Buffon ha poi parlato anche di calciomercato, partendo dai possibili suoi eredi che la Juventus sta sondando già per la prossima stagione, Szczesny e Donnarumma: il primo ormai a un passo dai bianconeri, il secondo suo giovane compagno di nazionale: «Ho parlato un pochino con Gigio, gli ho detto quello che pensavo. Sono cose che rimangono fra di noi, ha bisogno di serenità. Ha la spensieratezza dell´età coniugata ad una grande sicurezza dei suoi mezzi. Szczesny ha fatto la scelta migliore, come anche la Juventus. L´anno scorso è stato il miglior portiere per continuità, credo sia un matrimonio intelligente. Capirà la differenza con le altre maglie che ha indossato. La mia ultima stagione dovrà essere esaltante, dovrò tirare fuori il meglio di me. L´ultima partita sarà ricca di sorrisi e felicità, perché sono un uomo felice. Non so se sarà una partita del Mondiale, prima ci dobbiamo qualificare, poi meritare il posto e poi sperare di essere un po´ avanti perché gli ultimi due Mondiali non sono andati bene, ma ora sta nascendo qualcosa di diverso, per merito di Ventura. Io CT? Realmente penso mai, ho in testa altre idee per il mio futuro».

Poi si passa a Leonardo Bonucci, suo acompagno di club e di nazionale, corteggiato da Chelsea, Manchester City e ora anche dal Real Madrid: «Ho una vita di social quasi inesistente, mi ero perso cosa aveva scritto Leonardo. Forse si riferiva alla stagione che si è conclusa, dandoci una pacca sulla spalla. Abbiamo fatto una stagione straordinaria, al di là della finale persa. Me lo aspetto in ritiro, non penso che abbia desideri diversi dalla Juventus. Io non ho rimpianti di mercato, sono orgogliosamente convinto che la scelta della Juventus sia stata la scelta più giusta. Mi riconosco nei valori della Juventus. E´ un qualcosa che ti tramanda la società e i compagni che ti hanno preceduto. Magari è un limite, però alla fine è una cosa che mi fa stare bene. Penso di essere rispettato, cosa che mi sono guadagnato negli anni. Quando la Juventus perde gli altri gioiscono, è normale. Alcune volte vedere il comportamento degli altri, anche dei giocatori mi fa rendere orgoglioso di essere come sono. Chi si comporta così è miserabile, soprattutto se è uno sportivo e parlo di chiunque abbia scritto dei messaggi disumani».

Fonte: tuttosport.com

La Reyer non sbaglia e riporta in parità la serie della finale scudetto. Dopo il colpo esterno di Trento in gara 1, Venezia doveva assolutamente evitare altri passi falsi: aggrappandosi alla solidità mentale dimostrata durante la regular season e anche nei precedenti turni dei playoff, la squadra di De Raffaele risponde presente e batte la Dolomiti Energia 79-64. Lo strappo decisivo si consuma a cavallo tra la seconda metà del terzo e l´inizio del quarto periodo, con Haynes (6/7 il bilancio complessivo da tre per l´ex Siena) protagonista assoluto del break che spezza l´equilibrio. Trento paga l´uscita dal campo nella seconda frazione di Sutton, alle prese con un problema muscolare che lo costringe a guardare il resto dell´incontro dalla panchina: il responso degli accertamenti ai quali verrà sottoposta la guardia americana è destinato a pesare come un macigno sulle sorti della corsa al tricolore.

PARITA´ ALL´INTERVALLO LUNGO – Venezia mostra subito un piglio diverso rispetto a gara 1. La Reyer riversa sul parquet tanta energia e, con aggressività difensiva e un´ottima circolazione in attacco, detta il ritmo. Due canestri consecutivi di Ejim spingono l´Umana sul +13 (23-10), ma Trento – pur in difficoltà, come denotano le cinque palle perse nei 10 minuti d´apertura – è brava a limitare i danni e a chiudere il primo periodo sul 26-19. La Dolomiti Energia prosegue la sua risalita nel secondo quarto: Flaccadori, con due bombe di fila, e Craft firmano un parziale di 8-0 e riportano gli ospiti sul -2 (30-28). L´attacco di Venezia stenta e, nonostante l´infortunio occorso a Sutton, l´Aquila impatta sul 32 pari, per poi firmare il sorpasso con la tripla dall´angolo di Forray (32-35) a 3´ dalla sirena. La sfida sale di tono, la Reyer torna a segnare e, al termine di un serrato botta e risposta, il match approda all´intervallo in perfetta parità (41-41).

HAYNES SPACCA IL MATCH – Al rientro in campo entrambe le squadre tirano con percentuali basse e Trento impiega oltre 3 minuti e mezzo prima di sbloccarsi. La partita continua a correre sui binari dell´equilibrio fino a che due strepitose triple di Haynes fanno scappare Venezia sul +9 (59-50), margine incrementato fino al 65-52 con il quale si chiude il terzo periodo. In avvio di ultimo quarto Filloy si alza dall´arco e regala all´Umana il massimo vantaggio (68-52). E´ lo strappo che indirizza inesorabilmente la sfida sulla sponda orogranata. La Dolomiti Energia prova a reagire, ma l´assenza di Sutton si fa sentire, così come i tanti errori dalla lunetta. La Reyer, al contrario, è in fiducia. Haynes si conferma implacabile cecchino da tre e gli ultimi minuti vedono i due coach già proiettati alla prossima partita: mercoledì la serie si sposta a Trento sull´1-1.

UMANA VENEZIA-DOLOMITI ENERGIA TRENTINO 79-64
(26-19, 41-41, 65-52)
VENEZIA: Haynes 20, Ejim 9, Peric 12, Stone, Bramos 7, Tonut 5, Visconti, Filloy 6, Ress, Batista 9, Viggiano 4, McGee 7. All. De Raffaele.
TRENTO: Sutton 4, Bernardi, Craft 17, Forray 6, Flaccadori 8, Lovisotto, Gomes 7, Hogue 8, Lechthaler 2, Shields 12. All. Buscaglia.

Fonte: repubblica.it/sport

Valentino ha avuto quello che voleva nei test di Barcellona, un nuovo telaio costruito seguendo le sue indicazioni. «Rende la moto più facile da guidare, più precisa, insomma mi piace di più» commenta sorridente al termine della giornata. Il 10° tempo non lo preoccupa, non ha mai interpretato i test come una gara di velocità e ha lasciato Marquez e Viñales sfidarsi per il primato in classifica. L´ha spuntata Marc con il tempo di 1´44″071, 0″336 meglio di Maverick, con gli altri molto distanti, ma i due spagnoli hanno approfittato del fresco della sera per giocarsela davanti al cronometro. Assenti le Ducati ufficiali di Lorenzo e Dovizioso, che si sono concessi un po´ di riposo.

Le prove non danno punti, ma le sensazioni di fiducia ed era quello che voleva Rossi. «Non dico che abbiamo risolto tutti i nostri problemi, ma le mie sensazioni sono migliori» riassume. Non è d´accordo il compagno di squadra Viñales, sempre più convinto che le gomme siano le colpevoli delle sue prestazioni. «Ho usato la moto della gara, con le stesse temperature e sono andato forte. È stato bello tornare a guidare veloce» afferma.

Sembra che nella squadra ci sia una spaccatura, che però non preoccupa il Dottore. «Non so se esista questa divisione, ma non ci sono grossi problemi se io userò un telaio e Maverick un altro. Lui non ha il mio storico con la Yamaha e posso capire che abbia meno problemi». Domani gli uomini in blu saranno ancora in pista a Barcellona, insieme ai piloti Ktm e Suzuki.

Fonte: lastampa.it

Golden State batte Cleveland 129-120 in gara-5 e conquista il quinto titolo della sua storia, il secondo negli ultimi tre anni. Kevin Durant nominato MVP delle Finals dopo i 39 punti decisivi per conquistare il primo anello della sua carriera. LeBron James lascia con l´onore delle armi: 41 punti, 13 rimbalzi e 8 assist per lui nella sconfitta

Allo scoccare dell´ultima sirena della stagione 2016-17, rimane una sola grande verità: ha vinto la squadra più forte di questa annata e dell´ultimo triennio di basket NBA. Dopo il titolo del 2015 e la finale persa a gara-7 lo scorso anno, i Golden State Warriors conquistano il secondo anello in tre anni, il quinto della loro storia dopo quelli del 1947, 1956 e 1975, vincendo 129-120 una selvaggia gara-5 contro i Cleveland Cavaliers. È il secondo titolo per questo gruppo storico, ma soprattutto il primo per l´MVP di queste Finals 2017, Kevin Durant: 39 i punti per lui con 14/20 al tiro, 5/8 da tre punti, 6/6 ai liberi, 7 rimbalzi, 5 assist e una serie di canestri veramente tramortenti per il morale dei Cavs, prima ancora che per il punteggio. Ad accompagnarlo nella conquista del primo, agognato anello della carriera anche i 34 punti di Steph Curry, non in grande serata dall´arco (2/9) ma eccellente nell´attaccare il ferro (12/15 ai liberi) e nelle piccole cose, dai 6 rimbalzi e i 3 recuperi ai 10 assist che hanno apparecchiato la tavola per tutti gli altri. Draymond Green e Klay Thompson non ne hanno approfittato, chiudendo con 7/23 combinato al tiro per 21 punti, ma hanno difeso come sempre fino alla morte e, in una serata trionfale per Golden State, è stata anche la panchina a dare un enorme contributo alla squadra, guidati dai 20 punti di Andre Iguodala (monumentale anche in difesa e +18 di plus-minus, pari con Green come top di squadra) ed altri 15 dei vari Livingston, McCaw e West. È anche il secondo titolo per coach Steve Kerr, che ha sofferto le pene dell´inferno dopo i tantissimi problemi alla schiena che lo hanno costretto a lasciare la panchina degli Warriors per ben 11 partite in questi playoff, pareggiando il minor numero di sconfitte di sempre: 16 vittorie, una sola sconfitta.

L´onore delle armi dei Cavs
Non c´è alcun disonore nella sconfitta dei Cleveland Cavaliers: partiti meglio a inizio gara fino a chiudere in vantaggio il primo quarto 37 a 33, con una schiacciata spettacolare di LeBron James sulla testa di Durant (con terzo fallo non fischiato a KD) si erano spinti al massimo vantaggio sul +8 a inizio secondo quarto, mettendo alle corde gli Warriors. Nel momento più difficile di tutta la stagione, gli Warriors hanno risposto da campioni, realizzando un parziale mostruoso di 21-2 propiziato dalla solita coppia Durant & Curry, andando anche a +16 nel delirio della Oracle Arena. Il grande merito dei Cavs sta nel non essersi lasciati andare dopo dei colpi del genere: con due triple di J.R. Smith (monumentale con 25 punti, 9/11 al tiro e 7/8 da tre punti) hanno chiuso il primo tempo solo a -11, mentre poi cavalcando James e Kyrie Irving hanno vinto la terza frazione 33 a 27, riportando lo svantaggio a soli 5 punti grazie all´energia di Tristan Thompson (15 punti e 8 rimbalzi). È in quel momento che ai Cavs sono mancate un po´ di forze e soprattutto l´apporto della panchina, che ha chiuso con soli 7 punti (4 di Richard Jefferson e 3 di Kyle Korver) e 2/9 dal campo — comunque meglio di un Kevin Love invisibile in attacco, tenuto a soli 6 punti con 2/8 al tiro pur con 10 rimbalzi e il peggior plus-minus di squadra (-21). In una serata in cui Irving ha dovuto giocare su un ginocchio malconcio (motivo del suo 9/22 dal campo) ma ha comunque finito con 26 punti, rimane solo da spendere qualche parola sulla prestazione di assoluta eccellenza di LeBron James: 41 punti, 13 rimbalzi, 8 assist, 2 recuperi e una stoppata con 19/30 dal campo e 2/5 da tre, riposando solamente un minuto e 37 secondi in tutta la partita. Davanti a uno sforzo del genere (primo giocatore di sempre in tripla doppia di media alle Finals), non c´è record di 3 vittorie e 5 sconfitte alle Finals che regga: semplicemente, quest´anno si è ritrovato davanti una delle migliori squadre di sempre che dopo la sconfitta dello scorso anno ha potuto aggiungere un MVP alle sue fila. E non c´è niente che possa rimproverarsi nel perdere contro una squadra come questi Golden State Warriors.

Fonte: sport.sky.it

Golden State batte Cleveland 129-120 in gara-5 e conquista il quinto titolo della sua storia, il secondo negli ultimi tre anni. Kevin Durant nominato MVP delle Finals dopo i 39 punti decisivi per conquistare il primo anello della sua carriera. LeBron James lascia con l´onore delle armi: 41 punti, 13 rimbalzi e 8 assist per lui nella sconfitta

Allo scoccare dell´ultima sirena della stagione 2016-17, rimane una sola grande verità: ha vinto la squadra più forte di questa annata e dell´ultimo triennio di basket NBA. Dopo il titolo del 2015 e la finale persa a gara-7 lo scorso anno, i Golden State Warriors conquistano il secondo anello in tre anni, il quinto della loro storia dopo quelli del 1947, 1956 e 1975, vincendo 129-120 una selvaggia gara-5 contro i Cleveland Cavaliers. È il secondo titolo per questo gruppo storico, ma soprattutto il primo per l´MVP di queste Finals 2017, Kevin Durant: 39 i punti per lui con 14/20 al tiro, 5/8 da tre punti, 6/6 ai liberi, 7 rimbalzi, 5 assist e una serie di canestri veramente tramortenti per il morale dei Cavs, prima ancora che per il punteggio. Ad accompagnarlo nella conquista del primo, agognato anello della carriera anche i 34 punti di Steph Curry, non in grande serata dall´arco (2/9) ma eccellente nell´attaccare il ferro (12/15 ai liberi) e nelle piccole cose, dai 6 rimbalzi e i 3 recuperi ai 10 assist che hanno apparecchiato la tavola per tutti gli altri. Draymond Green e Klay Thompson non ne hanno approfittato, chiudendo con 7/23 combinato al tiro per 21 punti, ma hanno difeso come sempre fino alla morte e, in una serata trionfale per Golden State, è stata anche la panchina a dare un enorme contributo alla squadra, guidati dai 20 punti di Andre Iguodala (monumentale anche in difesa e +18 di plus-minus, pari con Green come top di squadra) ed altri 15 dei vari Livingston, McCaw e West. È anche il secondo titolo per coach Steve Kerr, che ha sofferto le pene dell´inferno dopo i tantissimi problemi alla schiena che lo hanno costretto a lasciare la panchina degli Warriors per ben 11 partite in questi playoff, pareggiando il minor numero di sconfitte di sempre: 16 vittorie, una sola sconfitta.

L´onore delle armi dei Cavs
Non c´è alcun disonore nella sconfitta dei Cleveland Cavaliers: partiti meglio a inizio gara fino a chiudere in vantaggio il primo quarto 37 a 33, con una schiacciata spettacolare di LeBron James sulla testa di Durant (con terzo fallo non fischiato a KD) si erano spinti al massimo vantaggio sul +8 a inizio secondo quarto, mettendo alle corde gli Warriors. Nel momento più difficile di tutta la stagione, gli Warriors hanno risposto da campioni, realizzando un parziale mostruoso di 21-2 propiziato dalla solita coppia Durant & Curry, andando anche a +16 nel delirio della Oracle Arena. Il grande merito dei Cavs sta nel non essersi lasciati andare dopo dei colpi del genere: con due triple di J.R. Smith (monumentale con 25 punti, 9/11 al tiro e 7/8 da tre punti) hanno chiuso il primo tempo solo a -11, mentre poi cavalcando James e Kyrie Irving hanno vinto la terza frazione 33 a 27, riportando lo svantaggio a soli 5 punti grazie all´energia di Tristan Thompson (15 punti e 8 rimbalzi). È in quel momento che ai Cavs sono mancate un po´ di forze e soprattutto l´apporto della panchina, che ha chiuso con soli 7 punti (4 di Richard Jefferson e 3 di Kyle Korver) e 2/9 dal campo — comunque meglio di un Kevin Love invisibile in attacco, tenuto a soli 6 punti con 2/8 al tiro pur con 10 rimbalzi e il peggior plus-minus di squadra (-21). In una serata in cui Irving ha dovuto giocare su un ginocchio malconcio (motivo del suo 9/22 dal campo) ma ha comunque finito con 26 punti, rimane solo da spendere qualche parola sulla prestazione di assoluta eccellenza di LeBron James: 41 punti, 13 rimbalzi, 8 assist, 2 recuperi e una stoppata con 19/30 dal campo e 2/5 da tre, riposando solamente un minuto e 37 secondi in tutta la partita. Davanti a uno sforzo del genere (primo giocatore di sempre in tripla doppia di media alle Finals), non c´è record di 3 vittorie e 5 sconfitte alle Finals che regga: semplicemente, quest´anno si è ritrovato davanti una delle migliori squadre di sempre che dopo la sconfitta dello scorso anno ha potuto aggiungere un MVP alle sue fila. E non c´è niente che possa rimproverarsi nel perdere contro una squadra come questi Golden State Warriors.

Fonte: sport.sky.it

L´Iran è la terza nazionale qualificata al Mondiale 2018, dopo Brasile e Russia, Paese ospitante. Grazie al 2-0 all´Uzbekistan, la selezione guidata dal portoghese Carlos Queiroz ha conquistato la certezza matematica del pass portandosi al primo posto del gruppo A della zona asiatica, con 20 punti in 8 gare, a +8 sulla terza, lo stesso Uzbekistan, che non può più colmare il distacco (vanno al Mondiale le prime due dei due gironi). Per l´Iran, che fa festa con i gol di Azmoun e Taremi, è la quinta partecipazione alla fase finale di un Mondiale, dopo le edizioni del 1978, 1998, 2006 e 2014.

TOCCA A LIPPI — Oggi, sempre nel gruppo A, toccherà alla Cina di Marcello Lippi, staccata con 5 punti in classifica ma non definitivamente fuori dai giochi: il terzo posto che dà l´accesso agli spareggi per il playoff intercontinentale è ancora possibile, ma serve una vittoria contro la Siria, che all´andata aveva clamorosamente battuto i cinesi.

Fonte: gazzetta.it

Un tornado sul mercato. Sì, la Juventus è letteralmente scatenata ed è pronta a riprendersi la vetrina dopo le settimane magiche del Milan ricostruito a suon di colpi, senza intenzione di fermarsi (Conti, Kalinic, Krychowiak…). Ma adesso i bianconeri fanno sul serio: preso Szczesny in porta, prenotato Schick in dirittura d´arrivo per 5 milioni in più (saranno 30) ma con pagamento dilazionato in più anni, una questione in bilico per Keita Baldé con il Milan, l´idea concreta N´Zonzi. E soprattutto, Douglas Costa in cima alle preferenze di Allegri.

MEGA RICHIESTE – Il brasiliano è un´opportunità che la Juventus vuole cogliere, adesso le porte del Bayern Monaco non sono più sigillate come settimane fa. Ecco perché Marotta e Paratici stanno lavorando parallelamente su due trattative delicate, importanti e complesse per motivi diversi: Bernardeschi è un percorso legato alla Fiorentina che fa fatica a cederlo ai bianconeri, Douglas Costa un pezzo pregiato del Bayern con richieste da prima fascia. I tedeschi partono da 50 milioni per Douglas, la Juve spera di abbassare il prezzo; in più, il giocatore vuole un ingaggio da 7 milioni a stagione, come Gonzalo Higuain, da top player.

BLITZ DELL´AGENTE – Douglas Costa è in cima alle preferenze di Massimiliano Allegri, ma resta una trattativa difficile che intermediari e agenti stanno conducendo con esperienza e prudenza insieme alla dirigenza bianconera, Marotta e Paratici sono estimatori dell´ex Gremio e Shakhtar esattamente quanto Allegri. A proposito di agenti, il procuratore brasiliano di Douglas è arrivato nelle scorse ore in Italia. Un blitz vero e proprio quello dell´agente pronto a entrare nei vivo dei dialoghi per Costa, senza dimenticare mai la concorrenza, dalla Premier allo Zenit di Mancini. Tutti in fila, ma questa Juve è scatenata. Da Berna a Douglas, non molla niente: aspettando di affondare il colpo.

Fonte: calciomercato.com

Claudio Ranieri ha trovato l´accordo con il Nantes per un contratto biennale ma le parti devono attendere l´autorizzazione della Lega calcio francese, che di norma non consente di ingaggiare allenatori di oltre 65 anni, età che il tecnico romano ha superato da 7 mesi. La società dei “canarini” ha già inoltrato domanda di deroga alla Lega per far firmare Ranieri, che nel 2013 riportò in Ligue 1 il Monaco e che l´anno scorso ha vinto la Premier con il Leicester.

Fonte: ansa.it

Dieci giorni ancora, poi l´Inter dovrà cedere, accettando anche quelle proposte arrivate in corso Vittorio Emanuele seppur non completamente soddisfacenti. Entro il 30 giugno bisognerà inserire nel bilancio plusvalenze per 30 milioni, e l´incontro di ieri a Milano tra il d.s. interista Piero Ausilio, il coordinatore di Suning Walter Sabatini e il d.s. del Psg Antero Henrique è servito al club italiano anche per questo. I nerazzurri hanno messo sul tavolo Perisic e Kondogbia: il primo viene valutato 50 milioni, il secondo 25. Troppi in entrambi i casi per i francesi, che comunque non sono in cima alla lista del croato. La chiacchierata ha però coinvolto anche giocatori in uscita dal Parco dei Principi. Su tutti Lucas Moura, l´ala brasiliana su cui però non c´è un pensiero comune dentro l´Inter. C´è chi lo considera un talento, chi un punto interrogativo. Poi il ventaglio si è aperto anche a Krychowiak, Di Maria, Thiago Silva e Marquinhos. Piste ancora fredde, come quella per Dalbert del Nizza, mentre nasce l´idea Muriel. Matteo Brega sulla Gazzetta dello Sport oggi in edicola fa il punto sul mercato interista tra operazioni in entrata e in uscita, ipotesi e suggestioni. E scadenze che dettano legge.

Fonte: gazzetta.it

ROMA – Le magie di Lorenzo Insigne con la maglia dell´Italia e del Napoli non sono passate inosservate in Inghilterra. «Il Chelsea è pronto a offrire 50 milioni di euro a De Laurentiis per portare a Londra il talento napoletano», scrive il tabloid britannico “The Sun” nell´edizione di oggi. Antonio Conte vuole Insigne per sostituire Eden Hazard, che potrebbe essere il colpo del Real Madrid in caso di rielezione del presidente Florentino Perez.

Il recente rinnovo di Insigne con il Napoli non spaventerebbe Roman Abramovich, pronto a duplicare l´ingaggio del giocatore con un´offerta di 200mila sterline a settimana, pari a 225mila euro. L´attaccante ad aprile ha siglato un nuovo accordo con il club fino al 2022, con un ingaggio netto di 5 milioni di euro a stagione. In quella occasione, Aurelio De Laurentiis disse che sperava di farne una bandiera del Napoli. Poi aggiunse: «Noi non abbiamo paura di perdere anche pezzi importanti, chi non vuole restare a Napoli può andare perché nessuno lo trattiene. In Insigne abbiamo riscontrato il sentimento di restare, come in Hamsik». Insigne è ormai entrato nel cuore dei tifosi napoletani e i suoi colpi hanno riaperto il dibattito sul futuro della maglia numero dieci, ritirata da 15 anni in onore di Diego Armando Maradona. Conte e il Chelsea sono avvisati: la pioggia di milioni non potrebbe bastare.

Fonte: corrieredellosport.it

La Lega di Serie A ha ufficializzato le date del prossimo campionato, della Coppa Italia e della Supercoppa italiana. La prima giornata di A il 20 agosto, tre i turni infrasettimanali di mercoledì – 20 settembre, 25 ottobre e 18 aprile – le soste sono cinque. Quattro per la Nazionale – 3 settembre, 8 ottobre, 12 novembre e 25 marzo – più la pausa del 14 gennaio. Si chiude il 20 maggio. La finale di Supercoppa tra Juve e Lazio il 13 agosto a Roma.

I 3 TURNI FRA NATALE E L´EPIFANIA
Tra le novità della prossima stagione, i turni di campionato a ridosso delle due settimane che vanno dal Natale all´Epifania. Ovvero: la Serie A va in campo sabato 23 dicembre, antivigilia di Natale; sabato 30 dicembre; e anche sabato 6 e domenica 7 gennaio. Poi lo stop per la sosta invernale sarà la domenica successiva (14 gennaio) e il campionato riprenderà il 21.
LE DATE DELLA COPPA ITALIA

Per quanto riguarda la Coppa Italia il primo turno eliminatorio è calendarizzato per domenica 30 luglio, il secondo il 6 agosto e il terzo il 12 agosto. Si passa poo al 29 ottobre per il quarto turno. Gli ottavi di finale si terranno mercoledì 13 e 20 dicembre, i quarti il 27 dicembre e il 3 gennaio mentre le semifinali il 31 gennaio e il 28 febbrio. La finale, a Roma, il 9 maggio.

Fonte: sportmediaset.mediaset.it

La Roma a poco a poco prende forma. Oggi dovrebbe essere il gran giorno per Eusebio Di Francesco, i giallorossi dovrebbero infatti annunciare il suo ingaggio. “Di Francesco a breve sarà della Roma, possiamo dirlo” – ha detto il direttore generale del Sassuolo Carnevali a margine della finale del campionato Primavera tra Inter e Fiorentina – “Ci siamo incontrati con la dirigenza giallorossa ed è praticamente questione di pochi giorni per definire la cosa. Del resto non avevamo dubbi visto il nostro ottimo rapporto con la Roma”. I giallorossi hanno trovato un accordo con il Sassuolo sul nodo della clausola rescissoria: gli emiliani avranno uno sconto sul cartellino di Federico Ricci e potranno scegliere due giovani in prestito tra: Marchizza, Pellegrini e Frattesi.

DZEKO: “LA RISSA CON LA GRECIA? SAPPIAMO TUTTI COME GIOCANO, PROVOCANO”. Qualche giorno fa un furibondo litigio in nazionale tra Edin Dzeko e Kostas Manolas aveva fatto temere per il buon clima nello spogliatoio giallorosso. Il bosniaco smorza ogni tipo di tensione sottolineando che le tensioni del campo restano sul rettangolo verde e non possono trovare spazio al di fuori. “In nazionale sono sempre a mio agio, ma sappiamo tutti come giocano i greci, come provocano durante la partita” – dice il numero 9 giallorosso a Sky Sport – “Per questo è stata una gara un po´ diversa dal solito, tutto qua. Il contatto con Manolas? In campo accadono queste cose, ma quello che succede in campo resta in campo. Finisce lì e andiamo avanti”.

STROOTMAN: “MI PIACE DAVVERO STARE QUI, IN ITALIA SI PARLA DI CALCIO 7 GIORNI SU 7”. Kevin Strootman, in una miniserie di EuroSport pubblicata sul suo profilo Facebook, racconta il suo rapporto con la sua squadra e con la Capitale. “Gli italiani sono un popolo passionale per natura” – dice l´olandese – “Vivono il calcio esattamente come vivono tutto il resto, ovvero con passione. Qui tutto ruota attorno al calcio, se ne parla sempre, 7 giorni su 7”. Strootman sembra entusiasta della sua permanenza romana. “Dal primo giorno in cui sono arrivato qui, mi sono sentito bene. Mi sono subito sentito a casa in questo quartiere. Ora ho anche tanti amici italiani. Vivendo qui, impari a conoscere la gente, e ora come ora, se devo essere sincero, mi riesce più facile parlare in italiano che in inglese” – conclude il numero 6 giallorosso – “L´unica cosa che mi manca veramente dell´Olanda sono gli amici e la famiglia, ma quando sono qui con me tutto è perfetto. Sì, mi piace davvero tanto stare qui”.

Fonte: quotidiano.net/sport

Tags: NEWSPORTS

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